Se c’era una cosa che non svaniva mai in quella casa, erano i loro sogni.
LA MADRE CHE HA LASCIATO ANDARE TUTTO
Ogni mattina alle quattro Teresa era già sveglia.
Preparò i tamales, mescolò l’atole, sistemò il pane dolce in contenitori di plastica e portò tutto al mercato del quartiere. Il vapore dell’atole le appannava gli occhiali. Il comal le bruciò le mani. A mezzogiorno i suoi piedi si gonfiarono.
Non si è mai lamentata.
“Tamales di Oaxaca! Freschi e piccanti!” esclamò con un calore che mascherava la stanchezza.
A volte tornava a casa avendo venduto quasi tutto. Altre volte tornava con gli avanzi, ma sempre con qualcosa da mangiare per i suoi figli prima di andare a scuola.
Nelle notti in cui la corrente elettrica veniva tagliata per i pagamenti in ritardo, Marco e Paolo studiavano a lume di candela.
Una di quelle notti, Marco ruppe il silenzio.
“Mamma… voglio diventare un pilota.”
Teresa fece una pausa, con l’ago in mano.
Pilota.
Quella parola mi sembrò enorme. Costosa. Distante.
“Un pilota, figliolo?” chiese dolcemente.
“Sì. Voglio pilotare i grandi aerei… quelli che decollano da Città del Messico.”
Sorrise, anche se la paura le si agitava nel petto.
“Allora volerai”, disse. “E io ti aiuterò.”
Sapeva già che la scuola di aviazione costava più di quanto potesse immaginare.
Quando entrambi i ragazzi si diplomarono e furono ammessi all’accademia aeronautica, Teresa prese la decisione più difficile della sua vita.
Ha venduto la casa.
Ha venduto il terreno.
Vendette l’ultimo ricordo tangibile che aveva di suo marito.