Abbiamo dormito nello stesso letto per dieci anni senza mai toccarci. Tutti gli altri pensavano che il nostro matrimonio fosse finito, ma la verità faceva più male. Alcune ferite si riapriranno con un semplice tocco.

Per più di quindici anni, Rosa e io abbiamo dormito nello stesso letto, sotto lo stesso tetto, respirando la stessa aria…
ma non ci siamo mai toccati.
Non ci furono litigi.
Nessun tradimento pubblico.
Nessuna scenata.
Solo uno spazio invisibile tra i nostri corpi, freddo come il marmo del cimitero dove abbiamo seppellito i nostri sogni.
Vivevamo in una casa modesta a Querétaro, di quelle in cui il silenzio diventa routine. Di notte, Rosa si sdraiava sul lato sinistro, sempre voltandomi le spalle. Io spegnevo la luce, fissavo il soffitto e contavo i secondi che mancavano al sonno. Non abbiamo mai oltrepassato quella linea tacita che divideva il letto in due mondi separati.
All’inizio pensavo fosse stanchezza.
Poi abitudine.
Poi rassegnazione.
I vicini dicevano che eravamo una coppia pacifica.
“Non litigate mai”, commentavano. “Si vede che vi rispettate a vicenda”.
Nessuno sapeva che il nostro “rispetto” era un muro.
Rosa non era una donna fredda. Cucinava con cura, stirava le mie camicie, mi chiedeva come fosse andata la giornata al lavoro. Le rispondevo per le rime. Funzionavamo come un vecchio orologio: nessun difetto visibile, ma nessuna anima.
La prima notte in cui smise di toccarmi fu dopo il funerale di nostro figlio Mateo.

 

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